

Mara, figlia primogenita di una ricca famiglia feudale, gli Araldini, passava le giornate come le sue nobili amiche, ossia annoiandosi. Nel Medioevo c'era poco da divertirsi. La vita dei ricchi era più noiosa di quella dei poveri che almeno potevano parlare, giocare e contare su quel contatto sociale che mancava tanto a Mara, praticamente prigioniera della sua ricchezza. Solo ogni mese, accompagnata da un vecchio e fidato scudiero del padre, Mara poteva uscire per una lunga passeggiata con il suo cavallo, Drago, l'unico suo amico. La ricca castellana e Drago parlavano spesso, e a lei sembrava che l'animale capisse ogni sua parola. Anche perché, pensava, la nostra condizione è simile: anche tu non puoi mai andare dove vuoi, sei sempre chiuso nella stalla e quando finalmente ti fanno uscire ti affibbiano un cavaliere sulla schiena che decide dove portarti. Mara avrebbe voluto lasciare libero Drago, ma sarebbe stato inutile: viveva in una piramide di custodi che avrebbero reso folle quel gesto.
Lei doveva guidare il cavallo e seguire lo scudiero che a sua volta doveva rispondere, con la vita se necessario, al padre della giovane. Un giorno, però, durante una passeggiata lo scudiero si fermò di colpo. Lei lo guardò sorpresa e questi le disse "Ti capisco ragazza mia, ti senti prigioniera. Questo è un posto tranquillo, se mi prometti di non fare sciocchezze, di non correre troppo e di non rischiare, io fingo di essermi stancato. Intesi?" e le porse la mano sapendo in cuor suo che la ragazza avrebbe ricambiato quel gesto affettuoso di fiducia con grande prudenza. "Intesi" disse Mara, per poi saltare al collo del vecchio scudiero ringraziandolo di cuore. Un abbraccio così, con suo padre, non c'era mai stato. Per la prima volta Mara si sentiva finalmente libera. Avrebbe potuto fuggire via alla velocità del vento, e se non lo faceva era per scelta propria, per non tradire la fiducia del suo amico. Durante le lunghe passeggiate però poteva fare quello che fino a oggi non aveva mai potuto: lasciar andare il cavallo dove voleva, anche lui liberato della schiavitù delle briglie sempre tirate. Certo, lei rimaneva in groppa, ma Drago sembrava aver sentito anche lui l'odore della libertà.
Così, fu proprio in una di queste passeggiate che il cavallo si allontanò un po' dai percorsi abituali, fino ad imbattersi in una piccola capanna, chiaramente abitata, per come era stato curato quello che in modo improprio si potrebbe chiamare giardino. Il cavallo continuava a trottare indisturbato, non curante del fatto che stava calpestando con gli zoccoli un piccolo orto. Mara, conscia del pericolo non fece in tempo neanche a prendere in mano le briglie prima che Drago infilasse una zampa in un canale e cadesse rovinosamente. Il cavallo, per fortuna non si fece nulla, ma lei urtò una spalla sul duro terreno e non riuscì più ad alzarsi. "Per il mio amico scudiero è la fine" - pensò disperata - prima ancora di badare a se stessa. A questo punto comparve lui, Nello, il contadino che abitava in quella specie di baracca e che aveva sentito lo schianto della bestia sulle sue piccole coltivazioni. Lui era bello come il sole, anche se sporco e non curato nell'aspetto. I due fecero subito amicizia, superando con slancio giovanile in un sol colpo le barriere sociali che li separavano. Si rividero spesso da quel giorno e, con il tempo, divennero amanti. Ogni settimana lei lo andava a trovare e ormai il cavallo nelle sue passeggiate volava come il vento in una direzione precisa, quella della capanna di Nello. E una volta arrivato a destinazione, si riposava per almeno un paio d'ore.
Poi, al ritorno, Drago doveva di nuovo correre a più non posso. E non solo per recuperare il tempo perduto, ma anche per far "segnare" al contachilometri dell'epoca, il sudore dei cavalli, che quel pomeriggio avevano galoppato a lungo sotto il sole. Un giorno, però, altri due avventori si spinsero oltre il percorso abituale delle loro passeggiate e non poterono fare a meno di notare quella singolare scena: un purosangue attaccato alla staccionata di una baracca da due soldi. Sicuri che si trattasse di una bestia rubata, si avvicinarono alla casetta e videro i due ragazzi abbracciati. Capirono e fuggirono senza essere notati. Non passò molto tempo che le voci della passione dei due ragazzi arrivò anche al padre di Mara, con le ovvie conseguenze: la giovane fu spedita in clausura e il povero Nello imprigionato nelle segrete del castello. Per loro, ormai, era la fine. Questo era chiaro a tutti, anche al fido scudiero del padre di Mara che aveva dovuto abbattere personalmente Drago, per poi essere condannato a morte lui stesso. Prima di morire, però, lo scudiero avrebbe dovuto uccidere anche Nello. Le cose, comunque, non andarono come aveva previsto il padre di Mara: il fido scudiero riuscì a liberare i due ragazzi che con la sua complicità fuggirono dal castello per andare a gettarsi abbracciati nel fiumiciattolo Grizzaga. Annegarono e, da questa leggenda, la piccola città che sorse in quel luogo prese il nome di Maranello. Sarà vero? Mistero. Certo è più bello pensare che sia questa la vera storia dell'origine della patria delle Rosse, non quella più banale del piccolo borgo nato intorno al castello medioevale costruito dagli Araldini, nobili di Marano, da cui il nome poi di Maranello.
La leggenda più bella, però, in questo piccolo paese contadino, è quella della Ferrari che ha fatto diventare il paesello vicino Modena la capitale mondiale delle auto sportive, che ha trasformato i suoi abitanti da contadini, in esperti di supercar.
di VINCENZO BORGOMEO